RRagazzi RRivarossi - PLASTICO VAL DOME, OVVERO IL PLASTIRAMA
di Domenico Tromby
Foto Domenico Tromby - Testo e ripristini fotografici di Massimo Cecchetti
Un plastico di straordinaria bellezza ed eleganza, ideato e composto dalla unione di tre moduli, nel 1980. I tre diorami, separabili, erano progettati per risolvere il problema della loro costruzione (a casa), del trasporto (da casa al negozio e viceversa) e dell'esposizione (negozio e magazzino). L'Autore, Domenico Tromby (vedi il nostro sito: Testimonianze > Domenico Tromby) un grande appassionato e titolare di un rinomato negozio di fermodellismo di Udine, poteva così facilmente trasportare il modulo in lavorazione tra casa, negozio e magazzino. I plastico era esposto spesso nelle vetrine durante le feste natalizie ma soggiornava per il resto dell'anno nel magazzino del negozio dove rimaneva comunque operativo per amici ed appassionati. Sul plastico circolavano tre treni contemporaneamente ed in completo automatismo. Due treni si alternavano con sosta temporizzata sul raddoppio della FV, un terzo manovrava in automatico tra i due binari dello scalo merci. Il piccolo tratto di binario H0e era invece gestito manualmente. Ma studiamone innanzitutto il curatissimo tracciato.
Il colore di fondo evidenzia i tre moduli (100x90 e 150x45), riuniti per la formazione del plastico. Si tratta di un semplicissimo anello ripiegato su se stesso con due gallerie elicoidali di estremità (binari flessibili Peco). Sul lato dx la piattaforma girevole con rimessa e tronchino, lo scalo merci a due binari, un carro cisterna adibito a rifornitore d'acqua o carburante e l'inizio del raddoppio della FV. Tratteggiate le curve nascoste sotto il piano di transito, accorgimento per ricreare, con i tratti a vista, la fluidità della vera ferrovia. Al centro il modulo con la Fermata Viaggiatori situata su una curva di amplissimo raggio e più sotto un passaggio a livello Rivarossi che vedremo opportunamente elaborato. Si nota anche l'inizio della linea a scartamento ridotto H0e con rampetta di carico, per il traino dei piccoli convogli fino alla cava di pietrisco Vollmer. Sul modulo di sx la fine del raddoppio della FV da cui si dirama un tronchino di servizio e la linea a scartamento ridotto.
Il plastico nella quasi sua interezza. In primissimo piano il passaggio a livello Rivarossi, opportunamente trattato per esigenze sceniche come dal resto la FV (S. Nazario) che è stata dotata di un corpo aggiuntivo, ricavato sempre da un kit di Como. La configurazione del tracciato ipotizza una stazione di transito (Val Dome), a trazione diesel e vapore, di media importanza e con servizi di indubbia utilità (piattaforma girevole con rimessa, scalo merci, rampa di carico per scartamento ridotto). Si configura altresì anche un tratto di ferrovia, a binario unico, che si inerpica sulle colline per raggiungere la sua FV di destinazione: Non è poco l'effetto scenografico che se ne ricava, considerando oltretutto che si tratta di un tracciato composto da un semplice anello.
Altra vista a volo d'uccello del modulo destro del plastico. Sulla piattaforma girevole una 743, elaborata PIERRE e sganciata dal suo tender, attende la giratura per poi riagganciarsi al suo veicolo rifornitore. In primo piano un binato di 668 imbocca il raddoppio per attestarsi poco dopo davanti alla FV. Le 668 stanno viaggiando in completo automatismo con un altro convoglio, alternandosi sul percorso in senso contrario uno all'altro e con sosta regolata da relais termici Fleischmann. La distribuzione degli edifici ferroviari è equilibrata ed armonica e ricrea una perfetta atmosfera ferroviaria.
I tre moduli completati nelle sopraelevazioni e nella posa dei binari. Compensato da 12 mm per il fondo e 10 mm per il piano binari. Nella costruzione di questo plastico il fermodellista Tromby evolve il sistema Rivarossi con la posa in opera di deviatoi con comandi sottoplancia e binari flessibili della inglese Peco. Curve di così ampio raggio non potevano certo essere realizzate con i binari Rivarossi e i sistemi automatici di rilevazione passaggio treno e relais di comando erano ormai evoluti. Siamo infatti negli anni '80 e la tecnologia era progredita tanto che cominciavamo a frequentare anche i negozi di elettronica oltre a quelli di fermodellismo. Nel riquadro a colori due degli innumerevoli reed Fleischmann, che, opportunamente mascherati avevano sostituito le sezioni di binario di contatto (RD10C – RC120CI - RC120CE). Sempre di Fleischmann erano anche i magnetini sotto le loco. Perfino Rivarossi aveva smesso di presentare a catalogo i suoi fascinosi trasformatori autoprodotti per commercializzare, con proprio marchio, alimentatori elettronici prodotti dalla tedesca Buhler.
L'avvento dell'elettronica stava peraltro rendendo obsoleti anche tutti i segnali, i relais e gli accessori di comando degli automatismi. Nel riquadro a colori una bobina sganciatrice ed un reed Fleischmann. Opportunamente mascherati si integravano bene col binario offrendo al contempo una grandissima semplicità e comodità di posizionamento.
primo piano della FV del plastico. S.Nazario ha subito dei rimaneggiamenti con l'aggiunta di un corpo laterale, una diversa coloritura delle pareti, e la leggera modifica delle quattro lesene di estremità. Ma i deliziosi e sempiterni cartelli pubblicitari sono rimasti al posto loro assegnato a Como. Da notare i lampioni a cetra autocostruiti partendo dai refil di penne biro e filo d'ottone.
Un accenno particolare merita l'automotore 206.009 costruito al vero negli anni '50 dalle Officine Costamasnaga su licenza Breuer. In servizio di manovra si spostava alternativamente (e automaticamente) sui due tronchini, a destra e a sinistra dello scalo merci. La sogliola (una fotoincisione CT) presentava problemi di motorizzazione e presa di corrente sullo scambio inglese del tracciato per cui Tromby motorizzò il carro G perennemente agganciato che vediamo in foto (Rivarossi - art. 2036), relegandolo a fornire moto e trazione a tutto il convoglio.
Una foto emblematica, realizzata con la tecnica dello specchietto che vedremo più avanti, ci aiuta a comprendere la contrazione tecnica e commerciale che segnò l'inizio del declino di Rivarossi, per lo meno nel mercato italiano. La D 234 non sfigura nel piazzale e i figurini Preiser aiutano ad accreditare il modello in un'ottica di buon fermodellismo. Ma guardando i dettagli, notiamo nel modello alcune mancanze non da poco. Lo stampo della D 234 risale al 1966 quando fu presentata al traino di un impianto economico Serie Junior. Ma nel 1971-72 il modello fu ripresentato nel C.G. come modello singolo con il codice 1178. Una revisione più accurata sarebbe stata d'obbligo, con la dotazione almeno dei finestrini (possibilmente a filo) e di un biellismo magari meno datato. E il mercato italiano cominciò a non concedere più quella stima che Rivarossi si era guadagnata con onore nel quarto di secolo precedente.
In una splendida ripresa dall'alto del deposito locomotive una 623.114 con preriscaldatori Franco Crosti e distribuzione Walschaert sta per essere girata e riagganciata al suo tender. Delizioso il serbatoio acqua, autocostruito come al vero dal recupero di un carro cisterna. Rivarossi stava cercando di aggiornare il suo parco locomotive italiano, fermo da troppi anni ma con la tara, ormai endemica, della scala non corretta. Un altro dei motivi del declino del nostro favoloso marchio. Nel riquadro a colori una bobina per lo sgancio dei convogli
La luce diretta del sole illumina perfettamente la scena contribuendo non poco alla sua credibilità. Si tratta del PL automatico Rivarossi 5101. Per esigenze di spazio il casello è stato smembrato in tutte le sue parti tenendo attivi solo i due elettromagneti, alimentati da contatti ad ancia nascosti in galleria, le sbarre ed il casello stesso. Nel dettaglio a colori si vede la posizione del PL sul plastico. In alto la 623 che impegna il binario di raddoppio sul piano di stazione della FV.
Primo piano per la piattaforma girevole Fleischmann 6152. Scelta per esigenze di spazio (la lunghezza del ponte è di 31 cm) la piattaforma, resa ancora più modesta dall'asporto della cabina di comando e a “spinta manuale” (come si nota dalla presenza del ferroviere Preiser addetto all'incarico) si configurava molto adatta alle modeste dimensioni della FV. Più indietro lo scalo merci Rivarossi, abbassato nel suo basamento di serie. Un altro intervento per instradare il plastico ad una vera scala 1/87, inizio di una vera rivoluzione del fermodellismo. Su uno dei due binari della scalo merci sta manovrando la sogliola 206, perpetuamente agganciata al suo carro G, vero motore del convoglietto.
Una vera chicca in sosta su un tratto di binario, appositamente allestito nello scalo merci. Come spesso capitava, alcuni tender, alla fine dell'epopea del vapore e prima della loro demolizione, venivano ricondizionati a veicoli per il trasporto liquidi, dall'acqua non potabile al rifornimento di gasolio per loco diesel. Una bellissima elaborazione di Domenico Tromby!
A chiusura dell'articolo Domenico Tromby ci regala ancora qualcosa: il semplice ed efficace espediente, un semplice specchietto per signora, per poter fotografare il plastico ad “altezza di omino Preiser”. Si scattava in negativo BN o negativo Colore ma anche in diapositiva ma non erano ancora possibili interventi di post-produzione. Ciò che si vedeva nell'obiettivo della reflex era impressionato in pellicola. Occorrevano cavalletto, lenti addizionali, filtri, scatto flessibile e buone razioni di pazienza. Nella foto sono visibili il binario H0e in prossimità della rampa di scarico (che si intravvede), una staccionata Rivarossi molto ben allineata e alcuni cipressi autocostruiti con saggina e polveri. Il paesaggio era decorato con polveri Faller e licheni Jordan, i portali di galleria e mura di contenimento erano di Faller.
A tutt'oggi (2024) il plastico dovrebbe essere ancora intatto ma probabilmente integrato con un altro modulo. Ad un nuovo proprietario, alla fine degli anni '90, venne l'idea di un quarto modulo: una collina dietro la FV per rendere rettangolare il plastico (!). Il plastico dovrebbe essere (il condizionale è necessario) ancora operativo. E dovrebbe essere ricoverato, magari diviso nelle sue parti, nel garage di un fermodellista di Udine.
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